![]()
|
goose Ltd. \\\ Torquemada
di Luca Vona Già nel XVIII secolo, infatti, l'artista di corte Antoine Coypel - Presidente dell'Accademia parigina - si lamentava del "gergo eccentrico e insulso", "del falso impiego di termini artistici" da parte dei critici del suo tempo, da lui ritenuti "sciocchi" e "incompetenti". La crisi della critica non è quindi un tema nuovo. Piuttosto è diventato una noiosa presenza nelle "conversations" che fanno da contorno alle grandi fiere internazionali. Raramente però vengono ascoltate le ragioni del pubblico dell'arte. Demand assume proprio il punto di vista del lettore frustrato e giunge alla conclusione che l'errore è nel sistema: "Quello che mi infastidisce non è tanto il giudizio individuale espresso da chi critica, quanto piuttosto il giudicare "per se", la pretesa universalistica che assumono tali giudizi", ovvero il tentativo di trarre dal gusto personale conseguenze che si vorrebbero far valere anche per altre persone. D'altra parte le ragioni e le argomentazioni che vengono portate a sostegno delle proprie tesi spesso non hanno nulla a che fare con l'esercizio del pensiero, quanto piuttosto con la retorica. I testi contemporanei sull'arte raramente spiegano quel che vorrebbero spiegare, il più delle volte simulano di spiegare le proprie teorie. La differenza tra un testo in catalogo, una recensione e un testo critico è ormai quasi del tutto nominale. Demand indivudua la causa del problema nell'idea che l'arte possieda caratteristiche tali da porla al di sopra del resto del mondo, liberandola dal compito di giustificare se stessa. Mentre il pubblico viene relegato nell'universo "profano", il critico si sente aprioristicamente dalla parte giusta. E' stato così annullato il diritto del pubblico a porre domande sull'opera, a interrogarsi e interrogare sul suo significato. La situazione si è completamente rovesciata ed è ora l'arte stessa a porre domande allo spettatore, a chiedergli di giustificare la sua presenza. Un' arte che si giustifica da sé e una critica che si giustifica attraverso il suo stesso oggetto di giudizio non hanno alcun bisogno di un terzo incomodo. Altro che dittatura dello spettatore! Certamente non c'è modo di dimostrare ciò che è bello e ciò che non lo è. L'arte è un giudizio di valore e in quanto tale non ha nulla a a che fare con la comprensione e la conoscenza. Ciò non significa che non sia possibile una discussione sensata sul giudizio estetico. Se i nostri gusti non hanno valore universale sono però tutt'altro che immotivati. Le nostre passioni sono le nostre più tenaci motivazioni, nulla ci interessa di più, di nulla abbiamo maggior voglia di parlare. Demand si chiede perché non ci limitiamo a fare questo, mettendo da parte atteggiamenti snobistici, dogmatici e intolleranti. Sarebbe un bell'esempio anche per la vita di tutti i giorni, al di fuori delle gallerie e dei musei. Link > L' articolo di Christian Demand sul blog Pegaseo (traduzione in inglese dall'originale tedesco)
|
|