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goose Ltd. \\\ Tea Room

 

Matteo Smolizza. Gioielli di carta

un' intervista sul disegno, a cura di Luca Vona

 

 


Considerato nella sua natura progettuale pensa che il disegno sia ancora essenziale agli artisti che impiegano i nuovi media, come lo è stato per secoli ai pittori e agli scultori?

 

L’importanza del disegno non è stata sempre uguale neanche in passato: per esempio nel Cinquecento a Firenze si disegnava moltissimo e a Venezia poco. A mio parere, comunque, oggi chi lavora con i nuovi mezzi dà al disegno una importanza progettuale anche più grande di quella di scultori e pittori. Pensi alla pubblicità, che è la forma di comunicazione più simile: i pubblicitari disegnano moltissimo. Così anche i registi e gli scenografi, e gli artisti impegnati nel video o in internet. Lo fanno semplicemente perché c’è bisogno di disegnare. Disegnare prepara l’occhio (prima della mano: chi disegna molto percepisce con maggiore precisione e ricchezza la realtà) e dà alla mente uno strumento ovviamente più immediato di un palmare o di un portatile: per esempio, a tavola, mentre si mangia si può definire uno schizzo sulla propria agenda o anche su un tovagliolo. Alcuni (artisti e critici) glissano un po’ su questo punto, per una necessità di presentarsi come “molto contemporanei” e quasi “futuri”, ma è, direi, solo un problema di autostima.

 

 

John berger ha scritto che disegnare è scoprire. pensa che l'arte debba ricercare e rappresentare la verità? o forse la volontà di superare una dimensione edonistica e ricreativa ha un che di velleitario?

 

La notazione di Berger, che ha iniziato la sua carriera proprio come insegnante di disegno subito dopo la guerra, significa, come già dicevo, che l’osservazione attenta della realtà richiesta a chi sta disegnando affina quella parte del cervello che riconosce i dettagli, i colori, le ombre. Provi a lavorare per una settimana sui semplici oggetti di casa: stoviglie, bottiglie, sedie. Dopo pochi giorni si accorgerà che tutto ciò che passa sotto i suoi occhi è diventato più dettagliato, più definito. Il seguito della sua domanda riguarda, in qualche misura, ancora Berger, i suoi saggi sull’arte moderna: Berger era un marxista radicale, convinto del ruolo sociale e morale dell’arte. La questione mi pare un po’ troppo complessa per essere affrontata qui. Tenga presente, comunque, che l’arte ha sempre un che di velleitario, ed è il tentativo di riorganizzare la realtà in una forma capace di superare la morte. Questa mi sembra anche la sua verità più profonda.

 

Il disegno sembra per sua natura il più fragile dei mezzi espressivi in arte. eppure certe opere su carta colpiscono lo spettatore più di una grande scultura scolpita nel marmo. forse il disegno può aiutarci a riscoprire uno stile di comunicazione differente?

 

Il disegno ti porta dentro il momento creativo: ti permette di entrare nella testa dell’autore e incontrare l’opera d’arte nel suo farsi, la puoi seguire mentre esce dal suo corpo attraverso la mano. Affascina per un verso le persone più sensibili, per l’altro può permettersi di essere più sincero rispetto ad una scultura o ad un quadro, perché può sempre rimanere nel cassetto dell’autore e anche ospitare idee tanto stravaganti o straordinarie da risultare irrealizzabili in un’opera ‘compiuta’ per ragioni economiche, tecniche o anche morali. Pensi a Leonardo: quasi tutti i suoi disegni tecnologici presentano progetti non funzionanti, ma il fascino sta nel fatto che lo sviluppo tecnologico successivo ha reso questi oggetti per noi incredibilmente familiari. I suoi aerei, elicotteri, sommergibili o carri armati – creati in modo tanto libero rispetto alla possibilità di realizzazione in quel tempo - permettono persino di leggere nel futuro.

 

Come si pongono i collezionisti oggi nei confronti del disegno? spesso è stato considerato una sorta di "figlio di un dio minore"...

 

Esistono collezionisti di orologi che non si interessano ai mobili, collezionisti di mobili che non amano i quadri e collezionisti di quadri, anche illustri, che non guardano il disegno. I collezionisti di disegni sono una categoria specifica e molto agguerrita. Alcuni eccezionali autori  costano assai di più nei disegni che nei dipinti: penso per esempio a Schiele. Nell’arte antica è quasi sempre vero che, a parità di dimensione, un disegno costa più di un dipinto; e, nel caso di Rembrandt, per esempio, un piccolo disegno può costare più di una grande tela.

 

E i galleristi? una mostra sul disegno è oggi un buon "investimento" o va considerata un momento di sperimentazione all'interno di un programma più "remunerativo"?

 

I più grandi mercanti del mondo – penso per esempio a Baroni o a Hazlitt Gooden and Fox e Colnaghi – hanno sempre un servizio apposito per i dipinti ed uno per i disegni. Così avviene anche per le case d’asta: tutte le maggiori hanno un dipartimento apposito per il disegno, e l’indice di ‘venduto’ del disegno è quasi sempre superiore a quello dei dipinti o delle sculture. Vero è però che sul disegno occorre un lavoro di ricerca e di studio molto più grande che non sulla pittura o la scultura, poiché la storia del disegno è una materia molto più giovane, e su alcuni periodi – come gli autori francesi a Roma nel secondo Settecento – mancano addirittura strumenti bibliografici fondamentali. Di Fragonard – i cui fogli possono costare 100.000 euro l’uno, o anche molto di più – dei disegni manca persino il catalogo ragionato.

 

La crisi economica provocata dalla "finanza di carta" ha fatto riscoprire gli investimenti fondati sui "beni reali", comprese le opere d'arte, specialmente quelle dei grandi maestri del passato. al di là delle apparenze, il disegno è un investimento "solido"?

 

Il disegno e gli autografi sono i due campi che, secondo i principali indici internazionali – il francese Art Price e lo statunitense Mei Moses – hanno reso di più. Alcuni autori, come Cézanne, negli ultimi cento anni in media hanno reso oltre il 5% all’anno. Gli indici mostrano anche che si tratta di un mercato molto meno ‘drogato’ di quello della pittura: per esempio negli anni ottanta le tele degli impressionisti e postimpressionisti hanno avuto un picco eccezionale sul mercato d’asta, ma si è poi scoperto che era legato per lo più a sistemi di elusione fiscale dal Giappone. Questo tipo di operazioni nel disegno non sono possibili perché il movimento economico è più contenuto, e questo riduce il rischio di bolle speculative. Naturalmente, però, bisogna saper scegliere perché ci sono anche autori che hanno perso valore, come per esempio Corot.
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Matteo Smolizza, filologo e storico dell'arte, è stato  commissario del Parlamento italiano per la Biennale di Venezia e la Quadriennale di Roma. E' responsabile dell'area disegni per la Casa di Vendite Bonino (www.gioiellidicarta.it), l'unica società di intermediazione in Italia specializzata in disegni e documenti storici dal XIII al XX secolo.

 

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