Il match Sgarbi-Bonami alla Fondazione Sandretto Re-Rebaudengo. Un’
occasione per riflettere sul ruolo della critica d’arte
Si è svolto
venerdi 10 Novembre presso l’Auditorium della Fondazione Sandretto Re-Rebaudengo
il dibattito tra l’Assessore alla cultura di Milano Vittorio Sgarbi e il
direttore artistico della Fondazione, Francesco Bonami. L’evento è stato
organizzato nell’intenzione di dare voce ai due protagonisti di una polemica
cominciata sulle pagine dei giornali diversi mesi fa, ma al di là della polemica
ha offerto interessanti spunti di riflessione sul ruolo della critica d’arte in
rapporto alla contemporaneità.
L’incontro è
stato moderato dall’amministratore delegato di Electa. Dal dibattito sono emerse
due concezioni contrapposte di ciò che dovrebbe essere considerato contemporaneo
in arte. Il punto di vista di Sgarbi è fortemente inclusivo: qualsiasi artista
vivente, in quanto tale, dovrebbe essere considerato degno di attenzione da
parte della critica, anche se appartenente a una “retroguardia culturale”.
Bonami ha sostenuto invece l’importanza di un giudizio critico capace di
escludere dalla definizione di arte contemporanea, quelle forme espressive che
non si mostrino capaci di apportare innovazioni sul piano linguistico-formale e
prive di contenuti attuali, in sintonia con il mondo e il tempo in cui vengono
prodotte. “La Fondazione Sandretto è un’esempio di istituzione che sembra avere
un’occhio solo” sostiene Sgarbi, secondo il quale la contemporaneità comprende
una pluralità di linguaggi, non necessariamente tutti “all’avanguardia”. Per
Bonami “la contemporaneità guarda al presente e non può essere giudicata ora
perché è a noi troppo prossima, è un esperimento che solo il tempo potrà dirci
se ha funzionato. L’artista contemporaneo è quello che sa aprire una finestra
sul suo presente”. “Non so se all’epoca di Caravaggio –prosegue Bonami- ci fosse
qualche vescovo che richiedeva un affresco alla maniera di Giotto”. Sgarbi
replica ironizzando sull’idea di Bonami di un “presente impresentabile” (in
quanto non rispecchiante la realtà in cui opera) “il committente che chiedeva
Giotto non solo c’era ai tempi di Caravaggio, ma c’è addirittura un’arte, come
quella bizantina che è immobile da di versi secoli. E’ quella un’arte indegna di
essere presentata? Il giudizio estetico poggia su principi filosofici e il
giudizio soggettivo del critico ha poco a che vedere con il piacere, quanto
piuttosto con il conoscere”. “La contemporaneità è ciò che è vivente oggi e non
capisco perché esiste tutta una schiera di artisti che non si vedono mai nei
templi della contemporaneità” protesta Sgarbi, citando tra gli altri, Luigi
Serafini e Antonio Lopez Garcia. Il suo punto di vista è quello di una
contemporaneità intesa non come “aut aut” ma come “et et”: “Io intendo come
contemporaneo chi vivo si esprime”.
Si è discusso
poi della cancellazione da parte di Sgarbi del programma culturale del suo
predecessore all’Assessorato alla cultura. Sgarbi ha replicato affermando di
avere scelto non di cancellare bensì di spostare in altre sedi le mostre degli
artisti scelti da Zecchi ma soprattutto ha fatto notare che i finanziatori, e in
particolare Diego Della Valle, non erano stati messi al corrente di come
sarebbero stati impiegati i loro soldi. Sgarbi ha comunicato inoltre che è in
preparazione una imponente collettiva, che mirerà a “uccidere la Biennale d’arte
di Venezia, così come Veltroni ha uccisio la Biennale del Cinema”. La mostra per
la quale saranno destinati 25 milioni di euro -“tanto il bello di Milano è che
ci sono talmente tanti quattrini che non sai da dove sfilarglieli”- porterà il
significativo titolo ‘Babele a Milano’ e comprenderà artisti finora
emarginati dalla critica, insieme a nomi già noti, tra cui lo stesso Damien
Hirst.
Di fronte al
problema della mancanza di un museo di arte contemporanea a Milano Sgarbi ha
risposto dicendo che sarà avviato un programma per migliorare e coordinare
l’attività di comunicazione degli eventi proposti da istituzioni e fondazioni
d’arte milanesi.
Di fronte alle
accuse di una strumentalizzazione politica delle scelte che hanno guidato la
programmazione culturale milanese Sgarbi ha sottolineato l’importanza del ruolo
svolto dalla politica, in qualsiasi epoca, nel promuovere le arti, lamentando la
totale mancanza, in Italia, negli ultimi cinquanta anni, di uomini cha abbiano
saputo proporsi come grandi mecenati utilizzando il loro potere in favore
dell’arte contemporanea. “Un atteggiamento prevenuto nei confronti
dell’influenza della politica sulle arti è una forma di moralismo tipicamente
italiana che manifesta una forma di disprezzo per il nostro paese”.
[TeKnemedia.net]
Luca
Vona
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