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DO NOT CROSS THE LINE

Torino Porta Nuova, 6-7-8 novembre 2009



Appunti di viaggio



Prima classe


La prima classe, è risaputo, offre il meglio del comfort. E’ un ambiente piacevole, una forma di esperienza estetica dove l’agnizione è preferita allo stupore. E’ quello che la gente vuole sentirsi dire, quello che si aspetta di vedere, prima ancora che gli venga strappato il biglietto. Qui troviamo le grandi mostre “blockbuster”, vere trovate pubblicitarie nate una decina di anni orsono, con interi ettari di pittura impressionista dati in pasto alle folle; qui siedono anche vere e proprie “istituzioni” del sistema artistico, vicino alla locomotiva che brucia quintali di denari (molti dei quali pubblici ) con scarsa redditività - economica e culturale.


Seconda classe


Se la prima classe è più comoda, in seconda si trova spesso gente più interessante. Un tessuto di progetti espositivi in piccola scala, abituati a viaggiare “low cost”, ma sorretti da grandi idee, meno prevedibili delle “grandi mostre” offerte dai burocrati del settore. Qui siede l’arte che non ha dimenticato il proprio vero scopo: offrire un supporto al pensiero indipendente, alternativo, rispetto alla cultura dominante e rispetto ai propri stereotipi. E’ forse un panorama meno omogeneo, per le caratteristiche e il grado di maturità delle proposte, ma ingenera un piacevole senso di confusione, imprescindibile per un ordine estetico che voglia rinnovarsi incessantemente.


Vagone letto


E’ il sonno di una democrazia che nasconde la propria incapacità politica dietro la cultura specialistica. Il ricorso, sempre più abusato, al parere degli esperti, testimonia il definitivo tramonto delle autorità tradizionali, che hanno lasciato il campo a un sapere tecnico sempre più frammentato. Dalla nursery al cimitero, ogni questione della nostra vita è sottoposta al parere autorevole - e occultamente autoritario - di una casta di illuminati, pronta a far tacere il senso comune e ogni opinione contraria. Il timore reverenziale riservato in passato al potere ecclesiastico è ora destinato a uno stuolo di professionisti, tecnici e consulenti pronti a compensare il senso di inadeguatezza, di fronte alla complessità e al cambiamento, sperimentato dall’uomo contemporaneo. Anche la critica d’arte la si vorrebbe relegare nell’ambito del sapere specialistico. In effetti si presenta spesso come esercizio elitario e autoreferenziale. Ma fin dal Rinascimento la vita intellettuale di una società è dipesa da uomini che hanno saputo trascendere i limiti della specializzazione, per offrire una visione ampia e organica del mondo.


Vagone ristorante


Se non vuole cadere nel torpore il viaggiatore deve evitare le grandi abbuffate. Indubbiamente non c’è arte senza mecenatismo, senza denaro in circolazione nel sistema. La visione pauperistica dell’artista geniale e bohémienne , per quanto dura a morire, è stata surclassata da quella dell’artista abile imprenditore di se stesso. Troppe volte però dietro un brand di richiamo abbiamo scoperto opere e tendenze capaci di durare poco più di una moda. La crisi finanziaria che si è abbattuta nell’ultimo anno in ogni settore dell’economia ha favorito le opere di qualità, il cui valore non era stato creato da un mercato bulimico e puramente speculativo. Certi investitori a caccia di opportunità sono stati essenziali al sistema dell’arte non più di quanto lo siano state le grandi catene di fast-food al culto della buona tavola.


Guardando fuori dal finestrino


Questa mostra non ha la pretesa di offrire una visione “dall’alto” di cosa c’è là fuori. Non è una panoramica “a volo d’uccello” - neanche parziale - sul mondo dell’arte, oggi. La metafora più calzante per definire quello che potrebbe essere l’esperienza della critica in una realtà sempre più complessa , sempre più veloce, sempre più incerta, è quella di chi guarda dal finestrino di un treno in corsa. Possiamo individuare pochi elementi sullo sfondo, che si allontanano lentamente; ciò che appare ci sorprende e scompare in un attimo; le cose nuove non hanno mai un rapporto con le cose lasciate e solo il particolare emerge da un primo piano del tutto sfuggente.



Luca Vona, Roma Termini-Torino Porta Nuova, 19 ottobre 2009


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