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Laurina
Paperina
The
Amazing Pape-mobile
“Una
risata li seppellirà”
“Come Batman ha
la Bat-mobile, Laurina Paperina ha la Pape-mobile. E’ un “cinquantino”,
per il semplice fatto che Laurina non ha la patente. La vettura è stata
modificata con l’aggiunta di diversi “gadgets” che permettono alla
nostra eroina di portare a compimento con successo ogni missione. Il
risultato è una singolare opera a metà strada tra ready made e assemblage.
Ispirandosi alle “automobili d’artista” realizzate in passato da Andy
Wahrol e Keith Haring, ma anche agli
Hot Rod -raduni in cui gareggiano automobili iperaccessoriate,
stravolte nel loro aspetto- Laura Scottini offre un’ironica riflessione
sulla figura del supereroe, forse guidata anche da quella passione per
il “giocattolo da montare” che ha accompagnato l’infanzia della sua
generazione.
Alla Pape-mobile
si accompagna una lunga serie di “paintdrawings” (piccoli
disegni ad acrilico, penna a sfera, e pennarello) in cui vediamo
sfilare – come in un celebre cartoon Hanna & Barbera –
fantasiose superautomobili e piloti mutanti.
I supereroi
hanno iniziato a sfrecciare sulle pagine dei pulp-comics negli anni
Trenta del secolo scorso, ma numerosi precursori possono essere
individuati in celebri protagonisti di
feuilleton ottocenteschi (ad esempio il Conte di Montecristo, di
Dumas), nonché in figure a cavallo tra storia e leggenda quali Artù,
Galvano, Ivanhoe e, andando più indietro nel tempo, in alcuni
protagonisti del mito, come Ercole, Achille, Ulisse, Hermes.
Proiezione del
lato utopico della coscienza, dell’umano desiderio di
autotrascendimento, il supereroe è una destinazione continuamente
rinviata, e in quanto tale presenta sempre un qualcosa di sorprendente.
Per questo i protagonisti dei comics che hanno
affascinato intere generazioni di ragazzi (ma anche di adulti) sono di
volta in volta “stupefacenti” (The Amazing Spider Man),
“impossibili” (The Uncanny X-Man), “incredibili” (The
Incredible Hulk), “fantastici” (Fantastic Four). Lo stesso
nome di una delle più affermate “factory” di
homines superiores, allude al sense of wonder che
li qualifica: si tratta della Marvel, che insieme alla “rivale”
DC ha contribuito alla creazione di un vero e proprio
pantheon mitologico post-industriale.
Una ”estetica
del meraviglioso” dai connotati un po’ lisergici, un po’ neobarocchi,
che ritroviamo nell’immaginario figurativo di Laura Scottini. Dall’
universo fumettistico d’oltreoceano essa non si limita a prendere in
prestito i personaggi più popolari (come in una sfrontata esaltazione
del “copyleft”) ma anche numerosi espedienti linguistici e
formali. Fin dagli inizi della professione artistica, Laura ha scelto
-proprio come Clark Kent e Peter Parker- di celare le proprie imprese
dietro uno pseudonimo (nel suo caso più bizzarro che meraviglioso):
Laurina Paperina. Come quasi tutti i characters della
letteratura eroica dall’antichità a oggi Laurina Paperina possiede una
natura
ibrida. Forse è il risultato di una contaminazione radioattiva.
D’altra parte, quanti eroi ha generato la scissione dell’atomo:
dall’Uomo Ragno all’incredibile Hulk, da Devil ai Fantastici quattro, è
tutto un proliferare di mutanti dai poteri straordinari. “Benedette
radiazioni” verrebbe da esclamare!
Se Laurina
Paperina può volare come Superman di certo le sue “imprese” non
appaiono così borghesemente consolatorie come quelle dell’eroe
kriptoniano. All’interno di narrazioni minimali, concentrate nello
spazio di un unico sticker o di una “mattonellina” dieci
centimetri per dieci, ci si rivela un personaggio spericolato, volubile
e disposto a tutto per placare la sua voracità.
Astronavi e
creature extraterrestri, omini in tute da “day-after”, virus che
prolificano all’interno di computer o di provette da laboratorio sono
le metafore di un linguaggio artistico che ha fatto della
contaminazione il proprio status ontologico.
Simulando
l’espediente della
continuity, che ha reso celebri i fumetti americani in
tutto il mondo, Laura fa penetrare la sua eroina come un virus (letale
ma simpaticissimo) nell’universo favoloso del comicdom. Non
solo. Ai “veri” personaggi fumettistici mescola supereroi “taroccati”,
inventati di sana pianta, giocando alla “finzione nella finzione” e
conferendo a un immaginario che si è preso spesso fin troppo sul serio
un carattere fortemente ironico e quasi puerile.
Compaiono nei
suoi disegni frasi in inglese “maccheronico”, correzioni e cancellature
per adattare i testi a un pubblico internazionale, storpiature del nome
di eroi celebri (Mr. Fantastic diventa Spastic Man – i suoi fans
italiani lo avevano già ribattezzato “Plastic Man” e addirittura “Uomo
gomma”). “Leggerezze” attraverso le quali l’artista esprime, senza
nascondersi dietro a un dito, le difficoltà di comunicazione con un
universo culturale certamente familiare ma appartenente ad un Paese che
non è il proprio.
Negli anni, i
supereroi hanno dovuto affrontare “superproblemi” che rappresentavano
le principali paure dell’umanità postmoderna: il dilagare della
violenza nelle metropoli, il pericolo di una catastrofe atomica di
portata planetaria, minacce provenienti dallo spazio profondo. Temi
caratteristici anche di quello sterminato corpus di animazioni
giapponesi che invasero l’occidente sul finire degli anni Settanta e
che in qualche modo “fecero da balia” a una generazione cresciuta
davanti al televisore, la stessa cui appartiene Laura. Il suo intento
però è di
sdrammatizzare. E a sdrammattizzare, nel senso etimologico, ci
riesce benissimo, tanto sul piano contenutistico che su quello formale.
Sdrammatizza perché i suoi soggetti sembrano frames estrapolati
da una pellicola cinematografica, vignette strappate da qualche comic-book.
E in questo hanno molto del ready-made duchampiano, delle
celebri opere dei capostipiti del pop (Wahrol e soprattutto
Lichtenstein), dell’universo caotico e iperinformatizzato rappresentato
dalla pittura di Haring e Basquiat. Laura inoltre costringe i supereroi
in uno spazio fortemente bidimensionale che è tutto l'opposto
dell’ipercinetismo estetico dei comics americani. Un processo
di sdrammatizzazione che a livello di contenuti è
percepibile nel carattere completamente “out of joint” –cioè fuori
dalla quadratura morale degli eroi classici- del personaggio Laurina
Paperina. I supereroi del passato -specie quelli ottocenteschi e della
prima metà del XIX secolo- si muovevano in un cosmo
manicheo, dove i buoni e i cattivi erano entrambi “tutti
d’un pezzo”. Intorno alla metà degli anni Sessanta si affermarono
numerosi personaggi “problematici”. Esemplare, al riguardo, la figura
di “The Punisher”, vigilante assetato di vendetta; ma anche
personaggi “storici” come Batman e l’Uomo Ragno cominciarono a mostrare
maggiori sfaccettature psicologiche: la sottile linea di demarcazione
tra il bene e il male venne ad attraversare il cuore stesso del
supereroe, che sempre più spesso si lasciava andare ad azioni
inconsulte, diventando progressivamente l’espressione non più del Super-Io
collettivo di una nazione, quanto piuttosto di un Ego
megalomane e paranoico. Si trattò all’epoca, da parte degli
sceneggiatori dei comics, di una riconsiderazione critica -e in
definitiva del rifiuto- della figura stessa del supereroe, in quanto
espressione e strumento di difesa di valori non più riconosciuti come
tali, per il loro carattere “reazionario” e piccolo-borghese. Il
personaggio di Laurina Paperina si situa proprio al termine di questa
parabola. Ragion per cui non si fa scrupoli a “spiaccicare” con la sua
P-Ape il “mitico” Thor. In essa prende forma la
pura Egoità, ormai libera dal fardello di ideali rivelatisi
storicamente inutili se non disastrosi. Un Ego, in fondo, senza
macchia, come quello del folle e del bambino.
Forse la Pape-mobile
è solo un divertente giocattolone venuto fuori da un qualche uovo
cosmico. Forse è solo il rigurgito conseguente a un bed-trip
(con la “e”, come lo scrive Paperina) da indigestione di cultura pulp.
Eppure non si può negare la portata concettuale –che non ne costituisce
certo l’ urgenza primaria- del lavoro di Laura Scottini. Anzi. Esso
getta indubbiamente una luce sull’uomo contemporaneo, ne rivela le
oscure ombre, seppellisce in una risata le sue velleità. Forte di una
capacità di osservazione impietosamente ironica, che è espressione del
distacco dei saggi.
Luca
Vona
Perugi Arte Contemporanea
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Italia
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