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Jeff Ono - New Objects

B SIDE ROOM   Jason McLean - Uncle Porkchop

a cura di Luca Vona

I lavori di Jeff Ono e Jason McLean mostrano un aspetto fondamentale della cultura in cui è cresciuta la generazione nata intorno al 1980. La fine del secolo scorso, più che dal crollo degli ideali di cui si erano alimentate le avanguardie storiche è stata caratterizzata da un riduzione dell’utopia alla dimensione “domestica”. Se i futuristi erano affascinati dalle macchine da guerra, l’artista della “Millennium generation” ha subito il fascino dei telefilm di fantascienza e delle astronavi giocattolo da assemblare. Un altro esempio di “addomesticamento” (che non va affatto inteso come “imborghesimento”) è quello che conduce dalle aspirazioni sovversive dei surrealisti ai sogni collettivistici della psichedelica e degli hippies; se saltiamo alla generazione ancora successiva una delle necessità più sentite  – dagli outsider della street art agli artisti dei circoli “istituzionali”- è l’espressione di una individualità negata dalla metropoli e dal bombardamento mediatico.

L’individuo e il suo mondo tornano al centro di una pratica artistica capace di trasfigurare la quotidianità, a partire dagli aspetti più banali.

Le sculture di Jeff Ono si dispiegano nello spazio con grovigli di forme voluttuose, alternando il bianco e nero a  tenui colori pastello. Sono espressione di un minimalismo mai freddo e impersonale ma capace di evocare la natura, il corpo umano, forme primordiali di vita terrestre ed extraterrestre. L’artista si lascia incantare dalla forza e dalla fragilità della forma.

Come Roy Neary nel capolavoro spielberghiano "Incontri ravvicinati del terzo tipo" Ono insegue le immagini suggerite dal suo inconscio per realizzare con materiali quotidiani (creta, nastro adesivo, cartone) sculture che sarebbe riduttivo definire "astratte"; semplicemente la sua figurazione (ma anche questo termine non rende giustizia del suo lavoro) si ispira a quegli aspetti meno evidenti - in qualche modo "occulti" - della realtà: la vita cellulare e quella degli abissi, il groviglio di organi racchiusi nel nostro corpo. Ma quel che affascina l'artista è soprattutto l'intersezione tra sistemi differenti, la metamorfosi intesa come passaggio da una forma all'altra, come "rottura" spesso violenta e improvvisa (riconosciuta nello starnuto, nel singhiozzo, nell'orgasmo, nell'infarto). Ono definisce il suo lavoro "una metonimia capace di descrivere il corpo".

Anche quella dei disegni di McLean non è certo un'astrazione in stile "hard edge". La presenza dell'illusione prospettica, sia pur interpretata in una maniera non accademica, allude allo spazio mentale in cui l'artista rielabora il flusso di informazioni che quotidianamente ci assedia. Sono disegni che evocano il quotidiano bombardamento di messaggi mediatici cui siamo sottoposti. L’osservatore sperimenta un immediato senso di spaesamento e si trova in balìa di un forza trascinante. Indicatori di direzione, grovigli di segni tracciati nervosamente, occhi, intestini e scritte in dissolvenza si espandono sulla carta con l'andamento di un rizoma. E' un riboccare di immagini simultanee. L'artista ha un forte senso del colore, della linea, del ritmo, che emerge nell'incrocio tra le iperboli tracciate da pennellate spesse e asciutte. E’ una pittura che sembra riproporre le istanze di alcune delle correnti più significative dell'arte americana del XX secolo. La scrittura convulsa, quasi "automatica" di McLean sembra fondere il surrealismo opulento e crudele di un Gorsky con l'ironia vivace dell'arte di strada. Dell'espressionismo astratto troviamo l’attrazione per la casualità, in particolare attraverso macchie, sbavature e forme incompiute l’artista suggerisce l'interdipendenza tra ordine e caos. Per un pittore è fin troppo facile nascondere i propri errori, McLean è interessato a mostrare la natura umana così come realmente è: con le sue "correzioni" lasciate lì da compiere e i suoi dilemmi irrisolti.

Luca Vona

 

 

Jeff Ono si è diplomato nel 1994 alla Cooper Union School of Art di New York. Vive e lavora a Los Angeles.

Jason McLean ha frequentato la H. B. Beal High School di London, nell’Ontario. Nel 1997 si è diplomato all’Emily Carr Institute of Art and Design di Vancouver, città in cui vive e lavora.