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“M-2” - Intervista a Pierluigi Pusole

di Luca Vona

 

LV: Nei precedenti “cicli pittorici” - “io Sono Dio” e “Standard” – hai voluto prendere le distanze dal concetto romantico di “ispirazione” applicando il metodo scientifico alla pittura. “M-2” si inscrive nella stessa linea di ricerca?

PP: Sì, è questo il progetto che porto avanti fin dall’inizio del mio percorso artistico. In linea di massima il pittore viene considerato sempre in attesa dell’ispirazione, io invece penso che uno l’ispirazione ce l’abbia sempre… In questi lavori il paesaggio è trattato in modo segnico ma all’interno di una struttura razionale, è come se io volessi vincolare il gesto super-espressionista nei confini di una costruzione teorica. E’ l’incontro tra il gesto “impulsivo” e la razionalità dello spazio in cui viene imbrigliato… La razionalità si manifesta anche nella “mappa” (rappresentata nel retro del catalogo) che rappresenta l’ambiente virtuale in cui i quadri idealmente si inseriscono. Questa mia personale è solo la prima tappa del progetto “M-2”, solo una delle possibili strutturazioni di questo spazio virtuale.

LV: La tua arte sembra nascere dal desiderio di manipolare la natura con l’intenzione di “fare meglio”, una tematica estremamente attuale…

PP: Io chiamo i miei quadri da almeno dieci anni “Io Sono Dio”. Il progetto va in questa direzione, ma si spinge ancora più in là, ad esempio io sono per la sperimentazione genetica, sono per tutta una serie di cose che vengono comunemente considerate esasperazioni della scienza, come ad esempio la clonazione. Il legame con il contemporaneo, sta in questo rimando a problematiche attuali…  Io come pittore non mi occupo di genetica, cerco però di comunicare una determinata visione delle cose, una mia personale risposta a questo problema… riconosco che la mia posizione risulta spesso controcorrente rispetto al sentire comune… Ci tengo a precisare però che il mio autoriconoscermi come Dio non porta in sé alcun desiderio di prevaricazione… io mi ritengo Dio di me stesso.

LV: Nei tuoi lavori precedenti si respirava l’entusiasmo dello scienziato di fronte al dato inatteso, in “M-2” i quadri si caricano di tinte più cupe e malinconiche…

PP: Negli altri lavori prevaleva maggiormente l’idea dell’”esplosione del segno”, l’idea di una pittura capace di documentare il numero maggiore di varianti possibili. Qui prevale un aspetto metafisico, meno “solare”… ma questa mia personale rappresenta come il primo passo di un progetto che desidero approfondire… in futuro potrà succedere che alcuni paesaggi siano riproposti sotto una luce diversa… In ogni caso il senso di nostalgia che traspare da queste opere non muove assolutamente da una sorta di compianto per una natura perduta… Non è neppure corretto ravvisare un desiderio di autochiudimento rispetto al mondo e alla realtà che mi circonda… Non vi è alcunché di moralistico… Io sono per l’artificialità massima e per una gioiosa sperimentazione…

LV: La scelta di abbassare il soffitto della galleria amplifica l’effetto straniante dei colori, quasi usando lo spazio espositivo come cassa di risonanza… Vi è un qualche legame tra la tua pittura e la musica?

PP: Io ho suonato per tanti anni ma devo ammettere che non c’è alcun rapporto diretto e intenzionale tra la musica e questi lavori… Posso dire però che durante la realizzazione di “M-2” la musica di Ligeti mi ha fatto un po’ da colonna sonora… La musica di Ligeti io la conosco dai tempi di “2001-Odissea nello spazio”... Devo ammettere che la mostra che ho fatto un po’ kubrickiana lo è… Gli ambienti rappresentati si avvicinano alla fredda estetica di “2001-Odissea nello spazio”.

LV: In una tua intervista di qualche anno fa hai definito la tua pittura “una pratica religiosa” dove tu sei Dio di te stesso. Questa “intenzionalità salvifica” si rivolge anche verso lo spettatore della tua opera?

PP: Questo capita accidentalmente, in un secondo momento… La mia è come una ricerca alchemica… Penso che tu migliori gli altri solo quando fai il massimo per te… è questo il miglior messaggio che puoi dare… Questa è la prima intenzione della mia pittura, per quanto ritengo che il desiderio di migliorare il mondo sia presente in me come in ogni vero artista… Non sono per un’arte fine a se stessa.

 

Torino, 13 novembre 2004

 

[extrart]

 

 

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