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goose Ltd. \\\ design

 

 

Full of Life

di Mariacristina Bastante

Uno dei romanzi più belli di John Fante, Full of Life, non è nient’altro che un semplice frammento di vita comune. Scritto nel 1952 sembra anticipare nello scenario e nei toni quella che è una tendenza attuale del design contemporaneo.

Accantonato l’high tech a tutti i costi, i designer hanno riscoperto l’interfaccia “dolce” del quotidiano: mood elegiaco, ma non privo di ironia, e cura appassionata dei materiali sono le due direttrici fondamentali che caratterizzano il nuovo progettare. Ed è un errore liquidare il fenomeno come fosse un semplice revival: la citazione retrò – quando c’è – è solo un aspetto (magari quello che appare più evidente); il cambiamento – più profondo – è negli intenti e nelle modalità di realizzazione.

Il proliferare delle edizioni limitate, il gusto del “fatto a mano”, sono elementi sintomatici di una sensibilità mutata: ai vincoli della produzione industriale e del “sistema” di distribuzione delle aziende, basato sulle grosse quantità, i giovani designer oppongono piccole collezioni, per lo più autoprodotte, che hanno il valore aggiunto della “quasi” unicità. Fatto non da poco, in un momento in cui customizzare e personalizzare hanno smesso di essere tendenze per diventare parte integrante dell’everyday life.

Tra i precursori di questa new wawe, gli olandesi Droog sono celebri per i loro interventi in bilico tra installazione concettuale e design tout court; attivi dal 1996, spesso in forma di collettivo “allargato” (a loro si deve il “lancio” del cosiddetto dutch touch sulla scena internazionale) realizzano di tutto: dall’oggetto all’ambiente, risolvendo piccolo e grande con inedite intuizioni. La Cafè Dutch Room in San Pietroburgo progettata nel 2003 è una sorta di summa del droog-pensiero: recupero, riuso, cura del dettaglio trovano una felice fusione, armonizzati da un tocco fresco e divertito. Basta guardare le lampade, che in realtà sono bottiglie di vetro smaltato, o l’assortimento di sedie (una diversa dall’altra) d’un irreale rosa sintetico. Provate a definirne lo stile. E’ impossibile, eppure qualcosa di familiare lo l’hanno. Falso storico? In parte. Sono state realizzate mettendo insieme pezzi vari, di poltroncine e sedute d’epoca. E per celare l’inganno, o – al contrario - enfatizzarlo, uno strato di resina colorata.

Il fronte olandese del design è prolifico: accanto ai Droog ci sono i più giovani Drift design (Ralph Nauta e Lonneke Gordjin) e StudioJob (Job Smeets e Nynke Tynagel). I primi lavorano mescolando alle suggestioni del mondo naturale il fascino sottile della fantascienza; i secondi declinano in chiave contemporanea materiali antichi (vetro, ceramica) e citazioni colte. Drift design ha realizzato un’intera parete–circuito costruita con led luminosi e denti di leone (Dandelight); tra i pezzi più belli di StudioJob c’è un servizio di piatti – scultura in biscuit decorato a rilievo con teschi e barboncini, mescolando un’imagerie nera al più tranquillizzante gusto cortese.

Niels Van Ejik e Miriam Van Der Lubbe definiscono la loro ricerca come uno slittamento del punto di vista, un teorema semplice semplice che, più o meno, suona così: modificando in modo leggero, ma significativo un oggetto comune, riusciremo a modificare anche l’approccio al mondo circostante di chi sceglie o utilizza quell’oggetto. E non è presunzione, piuttosto è una questione di empatia. Il tavolo Godogan, forme severe che ben s’addicono al legno scuro, rivela un lato completamente lavorato a mano, con un raro intarsio, da artigiani indocinesi. Singolare è il servizio da te in ceramica bianca dal design talmente lineare da scivolare nell’anonimato, odiose, inevatibili scolature su piattini, beccuccio della teiera e tazze comprese. Se non fosse che proprio quelle comunissime macchie sono realizzate in foglia d’oro: nota preziosa, lasciata en passant, a benificio dell’osservatore attento.

Un certo autocompiacimento nell’apparente anonimato degli oggetti caratterizza anche le collezioni – sospese tra moda e design tout court – del duo Bless (Ines Kaag e Desire Heiss). Anonimato assolutamente presunto, per almeno due motivi. Il primo – deduzione elementare – è che anche l’anonimato può diventare un elemento di riconoscibilità, con l’addenda di un perfetto, quasi subliminale, infilarsi nella mente; il secondo – corollario del primo – è che una caratterizzazione formale meno evidente, offre più spazio alle soluzioni sorprendenti dei dettagli: dalla scelta di alcuni materiali, al ventaglio di possibilità di combinazioni, trasformazioni, doppi usi.

Tra le collezioni Bless – ordinate con teutonico rigore con una numerazione in ordine crescente (ma lo studio ha due campo base: Berlino e Parigi)  – va citato l’esperimento Ok.ayers (n. 21) e Cable Jewellery (n. 26). Il primo è un piccolo menù di capi d’abbigliamento, pezzi indispensabili e oggetti d’affezione che il viaggiatore distratto può ordinare, à la carte, nella propria stanza d’albergo. Nel secondo caso l’ironia è doppia: da un lato c’è l’allusione al groviglio di cavi vari (dall’alimentatore del computer in poi) che accompagna la vita quotidiana, dall’altro una sottile presa in giro delle mode pauperistiche del riuso e del riciclo. Così i cavi, con perline, pietre dure, cannutiglie, ciondoli e quant’altro, mantengono intatta la loro funzione, migliorando sensibilmente la propria immagine.

Il duo Wokmedia ha fatto dell’uso porcellana la sua cifra stilistica: divisi tra Londra e Shangai, Julie Mathias e Wolfgang Kaeppner utilizzano tecniche millenarie per edizioni limitate che uniscono manifattura di pregio e design strictu sensu. Basta guardare la collezione Made in China (nomen omen…) o la straordinaria New Breed, gusci di uova rotte che rivelano all’interno una serie di pitture erotiche, ispirate ad antiche scene di genere dell’arte cinese.

E, infine, visto che il design è – tra le altre cose – democratico va citato il divertente esperimento di Katharina Mischer e Thomas Traxler: dal piatto, spaiato, del servizio buono di un secolo fa, alla spilletta per tutti, con un’operazione di cut’n’paste che più contemporanea non si potrebbe. Lasciando intatta l’immagine originale: la corolla di un fiore.

 

 

Link

Droog design www.droogdesign.nl

Driftdesign www.designdrift.nl

StudioJob www.studiojob.nl

Niels Van Eijk e Miriam Van Der Lubbe www.ons-andres.nl

Bless www.bless-service.de

Wokmedia www.wokmedia.com

Mischer & Traxler www.mischertraxler.com

 

[pubblicato sul numero di febbraio 2008 di “Hot”]

 

 

 

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