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goose Ltd. \\\ Design

 

Flatland


di Mariacristina Bastante


Alla fine aveva ragione lui a raccontare di quadrati intraprendenti e poligoni saccenti, inventandosi una dimensione ad hoc, naturalmente ultrapiatta. Flatland, per l’appunto.
Il divertissement arguto di Edwin Abbott Abbott, scritto in tempi non sospetti da un ineccepibile scholar di Cambridge, da un lato ebbe il merito di anticipare tutto quell’andirivieni da uno spaziotempo all’altro che avrebbe fatto felice la fantascienza formato blockbuster e dall’altro ebbe la presenza di spirito (non da poco) di immaginarselo per benino un mondo ultra flat, popolato da figure geometriche piane, dove di volume, cubatura o terza dimensione manco a parlarne.
Piatto è bello, dicevano – quindi – gli incorruttibili personaggi di Abbott e piatto piace anche a moltissimi tra i nuovi protagonisti del design internazionale. Che – en passant – recuperano pure qualcosa del gusto Art Nouveau (cineserie e giapponismi, tanto per iniziare), dei decori bizantini, delle tinte forti Pop e Op.
L’uovo di Colombo per il designer alle prese con le due – e mai più di due – dimensioni è la carta da parati e, per estensione, tutto ciò che aderisce come una seconda pelle alle pareti: delimitando lo spazio, sì, ma come uno schermo incantato su cui lo sguardo, orfano di chissà quale profondità, rimbalza e poi, tutto sommato, ritorna.
In fin dei conti, pensa il designer contemporaneo, la prospettiva era un bel marchingegno, ma vuoi mettere la realtà virtuale? Meglio il wallpaper, a questo punto. Neoromantico o futuribile, fatto a mano, o delicatamente high tech.
Tutto inizia con una riedizione (limitata) di quelle che fanno storia: una collezione di carte e tessuti disegnati da Lucienne Day, gran dama del design britannico. Gli artefici sono quelli di TwentyTwentyone, paradiso del design e del vintage londinese. Di Lucienne, Simon Alderson e Tony Cunningham hanno scelto alcune tra le creazioni di maggior impatto: il tratto è sognante, vagamente astratto, con grandi corolle su steli esili, le tinte sono piatte, i contrasti tra colori complementari o i toni sabbiati quasi d’oro accentuano il clima onirico. Non ha epigoni, Lucienne Day, ma l’operazione revival dello store inglese un po’ è la cartina al tornasole di qualcosa già in atto e un po’ funziona da catalizzatore per scuotere quelle coscienze già ispirate che non aspettavano altro che diventare à la page.
Partiamo dagli esterni: Susan Bradley - premiata nel 2005 con il Design and Decoration Award - ha concentrato la sua attenzione sull’outdoor. Così tralci fioriti, fogliame e boccioli s’arrampicano liberamente sulle facciate austere della city e su quelle, più amene, dei villini suburb, con buona pace del proverbiale fumo di Londra. Si tratta semplicemente di silhouette ritagliate nel metallo, nella plastica o nel legno, ma le possibilità di personalizzazione sono pressocchè infinite e l’effetto complessivo è di una certa innegabile e sognante bellezza. Discorso simile vale per il modulo componibile Aereofite, firmato dal duo italiano Gum Design (Gabriele Pardi e Laura Fiaschi): realizzata per Ecostyle, questa parete effimera in polipropilene simula un angolo tropicale con liane e corolle stilizzate, declinato in chiave pop. Leggero, poco costoso, disponibile in diversi colori, Aereofite risponde perfettamente alla triplice domanda di praticità, alta riproducibilità e di “rendimento” estetico. E’ la nuova onda del design: ecocompatibile, condita d’un delicato quasi infantile stupore.
Stesso mood intimista anche quando è la tecnologia ad incontrare il design: i nuovi wallpaper non fanno eccezione, diventano interfacce, s’abbandonano al caldo abbraccio dell’user friendly. Un esempio? Almeno un paio di progetti dei London based Loop (Rachel Wingfield e Mathias Gmachl), studio dedito alla sperimentazione “responsabile”. In Electronic Wallpaper la presenza di sensori luminosi anima in maniera del tutto inaspettata una serie di pannelli scorrevoli. In Wall with Ears una seriosa tappezzeria in cretonne s’illumina, quando i sensori rilevano la presenza di voci nell’ambiente. Così l’impatto si fa dolce e i toni magicamente soffusi.
Un altro wallpaper “sensibile” lo ha firmato il designer Shi Yuan: il trucco, questa volta, sta nella scelta di un inchiostro che reagisce alla temperatura dell’ambiente circostante, eppure quanto accade ha il sapore incantevole di una piccola magia. Alle pareti, un decoro di rami e foglie verdi, poi non appena il tepore aumenta, ecco spuntare piccole, corolle rosa. C’è poco da fare i duri: è difficile resistere alla natura che sboccia.
Madre e matrigna la natura si fa designer sollecitata dal quartetto tutto al femminile Front Design (Sofia Lagerkvist, Charlotte von der Lancken, Anna Lindgren Katja Sävström): la loro serie Design by Animals merita una menzione per l’originalità e la finezza di molte soluzioni. Una tra tutte la Rat Wallpaper rosicchiata comme il faut da un talentuoso topolino. Altrettanto interessante l’allestimento realizzato per la caffetteria della Tensta Konsthall, dove il wallpaper è un vero e proprio giardino d’inverno fatto con fiori finti che s’arrampicano sulle pareti.
Altrove si recupera la tradizione, declinandola con brio, con elegante disinvoltura, con sorprendente ironia.
Misha è una bella case history tutta italiana: Chiara Enrico, architetto milanese, dopo un periodo trascorso a Shangai, si è inventata quest’azienda dove contract è la parola d’ordine che convive perfettamente con la tradizione cinese per la carta da parati dipinta a mano. I wallpaper Misha sono sostanzialmente pezzi unici, realizzati su seta: fiori, paesaggi, uccelli; un eden degno dei sogni irresponsabili di ogni edonista che si rispetti.
Di sapore pop sono le creazioni di Lisa Bengtsson: tinte piatte e smaglianti, serialità che strizza l’occhio ad Andy Warhol, pur rivendicando un innegabile originalità. Dall’accrochage di scarpe in bianco e nero, alla galleria di ritratti di famiglia: una quadreria sui generis di cornici vuote.
E poi c’è chi stupisce in una maniera che è semplicissima e complessa allo stesso tempo. Perché il problema di ogni designer è quello di catturare l’attenzione. Allora, guardate bene il decoro ad ampie volute di Ant’ique Wallpaper, dello studio GamFratesi (Stine Gam e Enrico Fratesi): sono composte da una teoria di disciplinate formichine. Oppure perdetevi nelle delizie calligrafiche degli scozzesiTimorous Beasties (Alistair McAuley e Paul Simmons): demoni, dei e fanciulle equivoche che fanno capolino – basta osservare – tra bouquet e arabeschi che più vittoriani non si può. Come dire, William Morris al vetriolo.

[pubblicato sul numero di dicembre 2008 di “Hot”]

 

 

 

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