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Svista su piazza Riccardo Baruzzi/Daniele Ratti
FINZIONI
a cura di Luca Vona
<< Flaubert e
Henry James ci
hanno abituato a supporre che le opere d’arte siano infrequenti, e di
esecuzione laboriosa; il secolo XVI (ricordiamo il Viaggio del Parnaso,
ricordiamo il destino di Shakespeare), non condivideva questa
sconsolata opinione. Né la condivideva Herbert Quain. Giudicava che la
buona letteratura è piuttosto comune, e che non v’è quasi dialogo
casuale, conversazione udita per la strada, che non la raggiunga.
Giudicava anche che il fatto estetico non può prescindere da qualche
elemento di stupore, e che stupirsi a memoria è difficile
>>. Le
parole che Jorge Luis Borges scrive a proposito di Herbert Quain,
protagonista dell’omonimo racconto delle sue Ficciones,
offrono una perfetta chiave interpretativa della pratica artistica di
Riccardo Baruzzi. Nelle sue complesse installazioni ambientali - che si
compongono di un’ inestricabile intreccio di pittura, scultura, suoni e
object trouvé - cultura “highbrow” e “lowbrow” convivono, esprimendo un
concetto del mondo che, per restare nell’ambito dell’estetica
borgesiana, è visto come sistema di precise compensazioni.
<< Il
rozzo poema del Cid è il contrappeso che esigono un solo epiteto delle
Egloghe o un detto di Eraclito >> affermava l’erudito
argentino (L’immortale)
e Baruzzi sembra rifarsi allo stesso assioma. Di Borges troviamo nelle
opere in mostra (parte di un progetto più ampio) anche il senso di
vertigine, laddove citazioni colte e immaginarie, nomi veri e di
fantasia, si alternano e confondono in un infinito gioco di specchi.
Allusioni al costrutivismo, al vintage anni 60, 70 e 80, citazioni e
falsificazioni dalla storia dell’arte, ostensione e rielaborazione di
anonimi dipinti. La riflessione di Baruzzi sull’arte, attraverso
l’arte, evita di cadere tanto nel ritualismo nostalgico quanto nella
pedanteria analitica, la sua estetica giunge a un misurato equilibrio
tra utopia e ideali domestici.
Anche il ciclo di
lavori presentato da Daniele Ratti è animato da una forte tensione
metalinguistica e dal fascino per l’illusione, la moltipolicazione
speculare, la maniera fantastica. L’artista impiega la fotografia per
proporre soggetti tratti da altri media, riprodotti su carta
radiografica con l’intento di cogliere la sostanza ultima delle cose,
le loro interne fratture, il midollo che le anima. In passato ha
riprodotto su questo supporto diagnostico immagini tratte
dalla
filmografia di guerra, nell’intento di rappresentare la malattia che
divora la civiltà dall’interno. Per questa mostra propone un ciclo di
ritratti di marionette che Guido Ceronetti ha realizzato per il Teatro
dei Sensibili. Le foto-radiografie di Ratti riescono a restituire
pienamente l’impegno magico profuso dall’autore di queste creature,
composte di forma, colore, meccanica e poesia. Riusciamo così a
comprendere, per dirla ancora una volta con Borges, che
<<
modellare la materia incoerente e vertiginosa di cui si compongono i
sogni è il compito più arduo che possa assumere un uomo
>> (Le
rovine circolari).
--
Riccardo Baruzzi /
Daniele Ratti
Finzioni
a cura di Luca Vona
30
maggio-30 giugno 2008
inaugurazione
30 maggio 2008 ore 19
Svista su piazza
piazza Vittorio Veneto, 11
10124 Torino
tel. 011 5693636
immagini
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