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Radu
Dragomirescu
Torino,
Galleria Paolo Tonin
Dentro
di me
Radu
Dragomirescu, artista rumeno (Roset, 1944) stabilitosi
in Italia nel 1973 è docente di Pittura all’Accademia di Belle Arti di
Ravenna. Da tempo i suoi lavori hanno suscitato l’interesse della critica più
accreditata.
In questa nuova personale l’artista sembra interiorizzare
quei processi di trasformazione della natura in natura, mostrati fin dagli
esordi della sua carriera - e riproposti nella grande retrospettiva di Bucarest
del 1998 - quando in lavori dal forte impatto concettuale, esibiva il lento
decadere e decomporsi di frutta e agrumi all’interno di teche di vetro, su
tavole imbandite o su cumuli di terra.
Con “Dentro di me” Dragomirescu affronta i temi
principali della sua ricerca – la morte, il tempo, l’Essere - utilizzando
mezzi espressivi quali il disegno, la pittura, la scultura e le installazioni,
all’interno di un originale poetica sviluppata nel corso di un trentennio.
La morte, che sembra permeare l’intera produzione
artistica di Dragomirescu, viene colta come presenza ambigua e paradossale, vita
della natura, principio prima ancora che fine, apertura di uno spazio in cui
le forme possono rinnovarsi.
Le tracce e le ombre lasciate dalle macchie e dagli
sgocciolamenti degli smalti sembrano evocare in queste opere– tutte del 2004 -
quei processi di dissoluzione e permutazione esibiti negli ormai celebri “o
pus lenti” e nelle “vanitas”, dei quali però, non resta che
una traccia, un residuo sulla tavola o sulla tela, esibita come una sindone che
testimonia il compimento del “prodigio”. Sotto ogni dipinto una mensola,
come un altare votivo. Sopra di essa, coaguli informi di gesso, che vengono ad
assumere tratti antropomorfi liberando un’umanità archetipica occultata dalla
materia. Quasi un condensarsi della memoria o un sopravvivere di essa, ma solo
per frammenti (fra il 1960 e il 1965 l’artista partecipò a diversi scavi
archeologici). Disposto in mucchi cristallini, il sale: strumento e figura della
conservazione, ma anche mezzo di purificazione simbolica, elemento essenziale
del sacrificio espiatorio in diverse tradizioni religiose.
In effetti, l’impressione che scaturisce osservando
queste opere è che si sia appena consumato un rito, un opus alchemico
tutto interiore, testimoniato esteriormente da silenziose ed enigmatiche
presenze dove l’arte è chiamata a sviscerare la sostanza spirituale della
natura.
Le colature degli smalti rossi, che percorrono le tavole
alle pareti per raccogliersi sulla mensola sottostante, i foschi toni di grigio
che si spandono sulla tela, le erosioni – simili a profonde cicatrici - del
tavolo di metallo che attraversa lo spazio espositivo, appaiono come i segni di
un’eterna passione della materia, che sola può rendere feconda la natura.
Luca Vona
[exibart]
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