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Nicola De Maria

Torino, Galleria Giorgio Persano

Astri fatati

 

A meno di un anno dalla prima grande retrospettiva italiana dedicatagli dal MACRO, Nicola De Maria (Foglianise, Benevento, 1954) torna a esporre nella “sua” Torino – vive e lavora in questa città fin da ragazzo - da Giorgio Persano. Un’amicizia e un’affinità di ideali quella tra De Maria e il gallerista torinese che risale alla fine degli anni Settanta, quando esordivano il primo come pittore - in un periodo in cui “era proibito dipingere” - e il secondo come gallerista particolarmente attento agli artisti della nuova generazione.

In questa nuova personale De Maria ci propone i temi e i simboli-archetipi a lui più cari, facenti ormai parte di un repertorio che l’artista è venuto a formare in un periodo di quasi un trentennio.

Le tre sale dello spazio espositivo sono trasformate in ambienti di alta intensità emotiva mediante affreschi dal brillante e gioioso cromatismo che ricoprono le pareti e il soffitto. A questi si aggiungono delle piccole tele discoidali con “spicchi” multicolore, che invadono un po’ tutte le stanze della galleria; in “Regno dei fiori musicale. Universo senza bombe” uno di questi va a posarsi sulla grancassa di una batteria, la cui presenza ben si armonizza con una pittura il cui astrattismo non è mai freddo e razionalista ma sempre pervaso da una elevata carica poetica e musicale.

Il vocabolario estetico di De Maria è completamente estraneo ai toni drammatici che hanno caratterizzato tanta pittura  del secolo appena trascorso, specie del secondo dopoguerra. Nel comunicato che accompagna l’inaugurazione della mostra egli dichiara di voler “cancellare il male che minaccia la vita dipingendo opere che ignorano il mondo della violenza”, celebrando  - attraverso i fiori, le stelle, le note musicali che animano i suoi affreschi e le sue tele – “l’amore e la natura”, “la creazione e i suoi doni”.

Artista ribelle “anche verso la ribellione stessa e tutte le finte libertà” De Maria ci offre una pittura capace di portare bellezza e dignità in un mondo imbruttito dall’arroganza e indebolito dal disinganno. Tutto questo mantenendosi ben distante dall’estetismo frivolo e onnipervadente caratteristico dei nostri tempi. E’ questa un’arte intensamente spirituale, vicina alla preghiera e alla lode. In un'atmosfera intensamente meditativa ci introduce in particolar modo una tela rettangolare che copre quasi interamente una delle pareti dell’ultimo ambiente della mostra (“Torino irrealista”): due dischi arancione che si incontrano su di un campo cromatico verde come l’erba di un prato, mettendo in moto un intensa quanto delicata vibrazione percettiva ed emotiva che ricorda gli effetti suscitati dalle campiture cromatiche di Mark Rothko.

Fino al 16 gennaio Torino ospiterà in Piazza Carlo Emanuele II (“Piazza Carlina”) anche un’opera open space di De Maria, all’interno della VII edizione di “Luci d’artista”. Per l’occasione egli ha presentato l’inedito “Regno dei fiori: nido cosmico di tutte le anime” dove un fascio variopinto di tubi luminosi interagisce con i lampioni della piazza (i cui vetri incolore sono stati sostituiti con vetri di un vivo cromatismo) rappresentando un universo mitico e meraviglioso.

 

Luca Vona

[extrart]

 

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