Jessica
Carroll
Torino,
Ermanno Tedeschi Gallery
Miss
dolcezza
L’ape ha suscitato il fascino e la curiosità degli
uomini fin dai tempi più remoti. Figura dell’anima presso i Germani, è
assurta dalla cristianità a immagine di purezza, e laboriosa concordia.
In
un certo senso l’ape è anche metafora dell’artista. Le danze attraverso le
quali comunica con le sue simili e le geometrie perfette dell’alveare la fanno
sembrare quasi dotata di sensibilità estetica. Così la pensavano gli antichi
Greci, i quali associavano questo animale alle Muse. Di questa idea sembra
essere anche Jessica Carroll che, come nota in catalogo Francesco Poli,
in un certo senso “si immedesima con le api stesse”.
Fotografa interessata al mondo della natura fin dagli
esordi del suo percorso artistico, la Carroll ha realizzato per questa sua nuova
personale, disegni e sculture dove concettualismo e lieve ironia producono
un’estetica dai toni lirici e gioiosi.
Si può forse scoprire in questi lavori un simbolismo più
sottile e concettuale, dove le opere dell’artista diventano, come i prodotti
dell’ape, fonte di nutrimento e di luce per i sensi.
“Miss Dolcezza” è una sorta di object-trouvé:
una cassetta per la frutta recante appunto questa scritta su di un lato ed
esposta in bella mostra nella vetrina della Galleria. Al suo interno decine di
api in bronzo dorato posate su uno strato di cera.
Dodici
arnie di terracotta su altrettante cassette in legno dalle tinte pop, rivelano
tacitamente l’opera letteraria alla quale l’artista si ispira: “La vita
delle api” dello scrittore belga Maurice Maeterlinck (l’opera è citata
anche in catalogo).
Il
percorso delle api nell’aria è raffigurato mediante fasci di metallo sospesi
che ricordano la leggerezza delle sculture di Calder; piccole api
in cera ne evidenziano però la poetica decisamente naturalistica. Le stesse le
ritroviamo imprigionate dentro alcuni quadri dove sottili linee di pongo su
cartoncino disegnano le loro multiformi coreografie.
La
danza delle api però non è solo lavoro ma anche corteggiamento, provocazione,
gioco. E allora in “Piante” prevale il carattere ludico e assistiamo
al formarsi di foglie di insalata e figure floreali a partire da paesi, città e
fiumi raffigurati su antiche carte topografiche.
Anche
nelle opere dai tratti più giocosi permane un legame con la tradizione e una
sapienza artigianale. Le “L’apidi” sembrano rievocare, ad esempio,
l’ape come archetipo di resurrezione e immortalità.
“Casa
dolce casa” mostra, attraverso le sue trasparenze, alveari dal colore
ambrato. Sembrano stillare miele e la loro gradevolezza estetica riesce quasi a
stimolare le papille gustative. La stessa sensazione che trasmette “Persephonia
Viridis”: due colonne che paiono fatte di zucchero, piuttosto che di marmo
di Carrara e malachite.
“Shavering
Tree” è infine un piccolo albero in oro su una pietra di
smeraldo. La carica vitale e la spiazzante ironia già presenti nelle altre
opere, si manifestano qui per mezzo di un dispositivo nascosto che fa sembrare
la pianticella come scossa da una brezza leggera.
Una
personale estremamente ricca, dove il disegno e la scultura rendono la
riflessione filosofica un gioco lieve e dolce, come la danza delle api e come il
miele.
Luca
Vona
[exibart]
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