Daniele
Galliano, Claudia Grassl, James Rielly
Dall’idolo
all’icona. Quando la differita è meglio
della diretta.
di
Luca Vona
Beyond
Differences appare nel suo allestimento più come
una triplice personale che come una collettiva. Ogni artista ha una
sezione della galleria tutta per sé e le sue opere non
entrano direttamente in contatto con quelle degli altri artisti in
mostra. Il percorso espositivo offre in tal modo allo spettatore una
percorso “sequenziale”, che si apre con i dipinti
di Daniele Galliano, prosegue con quelli di James Rielly e si conclude
con la dimensione più intima della fotografia, rappresentata
dagli scatti di Claudia Grassl. Eppure, come suggerisce il titolo
scelto per la mostra, “dietro le differenze” che
pur caratterizzano i lavori esposti -nonché la biografia
degli stessi artisti, distanti tra loro per età e
provenienza geografica- vi sono anche degli innegabili tratti comuni.
Innanzitutto la propensione a scandagliare e riprodurre la
realtà non in presa diretta, ma sempre attraverso un medium
ulteriore: la pittura di Galliano (Pinerolo, Italia, 1961, vive e
lavora a Torino) si ispira a immagini televisive, periodici e
fotografie realizzate con macchine usa-e-getta; quella di Rielly
attinge pure ampiamente alle pagine dei giornali, specie di cronaca; le
fotografie della Grassl, che sembrerebbero realizzate in modo
estemporaneo, a ben vedere tradiscono la presenza di un
“set”, di una “regia” messa in
opera dall’artista: tutto sembra troppo
“perfetto”, circonfuso da un’aura che
evoca al contempo il mondo fatato delle fiabe e la mistica
sensualità delle immagini di cui vivono le riviste patinate.
Quello che accomuna il lavoro dei tre artisti è quindi la
scelta di una figurazione che è innanzitutto rappresentazione.
Non la realtà quindi, ma una meta-realtà.
Quasi l’artista volesse mantenere un certo distacco dal puro
dato oggettivo per meglio comprenderlo e analizzarlo. O quasi volesse
tornare a riflettere su di esso, sulle immagini fugaci e impalpabili
che ogni giorno i media ci offrono in quantità ben superiore
a quella che le nostre menti sono in grado di metabolizzare.
Nella
pittura di Daniele Galliano, capace di un tratto immediato
così come di una meticolosa cura del dettaglio, le immagini
si addensano sulla tela, quasi a voler porre freno alla loro
compulsività originaria. L’artista, alla ricerca
del nucleo essenziale della natura umana, riesce a trasformare
l’eidolon in eikon,
l’immagine dell’apparenza in immagine capace di
esprimere le qualità comuni della natura umana, al di
là delle convenzioni imposte all’individuo dalla
società. Un tratto molto caratteristico della sua pittura
è rappresentato dal fatto che la figura umana sembra spesso
assediata dal contorno: quello che dovrebbe essere lo sfondo prende
forma da spesse pennellate che si fermano poco prima delle sagome dei
personaggi, dipinti con una pennellata asciutta e spesso circondati da
un ulteriore margine scuro. Al di là di questo gioco di
superfici che crea effetti paradossali tra sfondo e primo piano, la
prospettiva, quando non è stravolta da una visuale ardita
che rivela l’origine fotografica dell’immagine,
risulta del tutto assente. I soggetti vengono schiacciati sulla tela e
ogni cosa è posta sullo stesso livello. Tale espediente
dà vita a uno stile “decorativo” che
esprime la perdita di profondità che anche gli eventi
più drammatici subiscono una volta che siano stati
fagocitati dal circuito mediatico. In altri lavori l’
azzeramento prospettico del dipinto pare quasi un esercizio di
democrazia, espressione di una visione pluralista e di critica verso la
cultura dominante. Già Paolo Uccello aveva adottato la
prospettiva multipla in un’ epoca che preludeva alla crisi
dei valori umanistici, alla perdita di fiducia per la
capacità dell’uomo di abbracciare il mondo con il
proprio sguardo, piuttosto che di esserne travolto, come
testimonierà la successiva pittura manierista, che tanto ha
influito sul Novecento storico (si vedano gli interessanti paralleli
mostrati da René Hocke nel suo Il mondo come
labirinto). Vero protagonista dei lavori di Galliano
è la periferia: periferia del mondo, nei volti dei bambini
africani; periferia cittadina, nelle palazzine
“pollai” in cui vivono gli immigrati, periferia
esistenziale, nella rappresentazione del “peccato”
e del “proibito”. La pittura di Daniele Galliano
tutto abbraccia, testimoniando un amore smisurato per
l’alterità, per il caleidoscopio di esistenze in
cui prende forma la natura umana.
I dipinti di
James Rielly (Wrexham, Galles, 1956, vive e lavora a Londra) sembrano
immagini tratte da un album di famiglia. I loro soggetti, per lo
più bambini in età pre-adolescenziale, sono
ritratti con una levità di tono, con una gentilezza del
tratto e della tavolozza cromatica che comunicano un certo carattere
“folk”. Ma a ben vedere non pochi sono gli elementi
che li collocano sulla linea di confine tra ironia, provocazione e
morbosità: i bambini rappresentanti nei suoi oli mostrano
leggere deformazioni, occhi neri e altri segni di sofferenza, fumano
sigarette, il loro pallore suggerisce la malattia e la morte. I dipinti
di Rielly si ispirano alle immagini di cronaca tratte dai giornali e da
internet. Storie scandalose che rappresentano le perversioni della
società moderna. In realtà non
c’è nulla di troppo esplicito nei suoi lavori.
Sono le stesse fantasie dello spettatore che, proiettate
sull’opera, danno vita a un’estetica perturbante.
Rielly mostra il brutto senza reticenze, rivela un debole per il
bizzarro, mescola ironia e sofferenza, offrendo una visione
pessimistica della famiglia e delle relazioni interpersonali. Resta
comunque difficile comprendere il suo punto di vista a proposito dei
soggetti rappresentati: comico? tragico? provocatorio?
L’artista gioca con la fusione dei generi, come se volesse
dimostrare che una velleitaria distinzione tra essi non può
che offrire una visione riduttiva e inautentica della realtà.
Soggetto
pressoché esclusivo delle fotografie di Claudia Grassl
(Berchtesgaden, Germania, 1975, vive e lavora a Monaco) sono giovani
adolescenti di entrambi i sessi, ma prevalentemente di sesso femminile.
Nei suoi viaggi in giro per il mondo l’artista ha soggiornato
in diversi paesi e una volta entrata in confidenza con la popolazione
locale ha chiesto ad alcune ragazze la loro disponibilità a
farsi fotografare. Ha quindi selezionato accuratamente i
“costumi” e le scenografie -ispirate alla
quotidianità e all’ambiente domestico o urbano-
per dare vita a immagini che cercano di rappresentare gli stereotipi
comunemente associati al complesso mondo adolescenziale: si va dalla
bambina dalle sembianze angeliche alle “bad girls”
con rossetto nero e t-shirt da metallare; dal cappuccetto rosso
metropolitano alla ragazzina alla moda; qualcuna non si è
ancora lasciata alle spalle l’infanzia e compare con le
treccine e un orsacchiotto tra le braccia; altre ancora portano
maschere con fattezze animali, come una manifestazione degli istinti e
della vitalità che in questa fase della vita vengono a
collidere con un ambiente esterno che le vorrebbe
“addomesticare”, attraverso la sempre
più pressante richiesta di una sottomissione delle passioni
alle esigenze razionali della società.
L’attenzione
per i nuovi media non è certo nuova nell’arte
degli ultimi decenni. Senza risalire fino alla Pop Art, basti
considerare, in ambito italiano, l’avventura -presto
naufragata- del cosiddetto Medialismo, nel quale furono collocati dalla
critica pittori come Gian Marco Montesano, Pierluigi Pusole, Bruno
Zanichelli (scomparso prematuramente nel 1990) e lo stesso Galliano.
Negli ultimi anni però tale rapporto sembra giunto a un
ulteriore livello di maturazione (non solo da parte della pittura, ma
anche della fotografia e della stesa videoarte). L’arte
visiva non guarda più in modo ossequioso al cinema, alla
televisione, alla pubblicità, per rinnovare il proprio
linguaggio. Con un atteggiamento del tutto opposto
l’intenzione è ora quella di rileggere e
decodificare attraverso l’arte la ridondanza di stimoli
proveniente dall’universo mediatico. I lavori di Daniele
Galliano, James Rielly e Claudia Grassl mostrano un arte pienamente
consapevole del proprio ruolo nella società contemporanea.
Luca
Vona
Beyond
Differences
Daniele Galliano, Claudia Grassl, James Rielly
a cura di Luca Vona
Inaugurazione: 17 Gennaio ore 18:30
17 Gennaio – 3 Marzo
In-Arco Gallery
Piazza Vittorio Veneto, 3
Torino 10124
Tel: +39 011 8822927
www.in-arco.com
info@in-arco.com