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Tea Room
Giammarino
Battistella. Collezionista
di Luca Vona e Mariacristina Bastante
Quando comincia la tua avventura nel collezionismo?
Conoscere gli artisti di Fluxus mi ha dato una visione a 360° poi, ad un
certo momento, li ho sentiti “invecchiati”… Un’arte che mi sembrava aver
perso la freschezza iniziale.
Di Fluxus ho collezionato in particolare ciò che riguarda la musica: ho
diverse partiture e ho diversi libri a tiratura limitata, più qualche
pezzo unico di una certa importanza. Anche se – va ricordato - loro non
si occupavano in modo speciale dei pezzi unici.
Chiedi suggerimenti in giro o fai da solo?
Più che chiedere consiglio a critici e curatori preferisco informarmi
molto attraverso libri e riviste internazionali. E poi mi affido al mio
istinto.
Allora raccontaci come arrivi alla scelta e all’acquisto…
Leggo mi informo, studio, ma alla fine seguo molto le sensazioni; più
che fare calcoli strategici parto dall’opera in cui mi imbatto durante
una fiera o una inaugurazione.
Quali sono i tuoi “territori di caccia”?
Seguo molto le fiere “continentali”: Frieze, Basilea, Art Forum Berlino,
Artissima.
Non mi diverte comprare in asta, preferisco avere un rapporto diretto
con i dealer in galleria o in fiera. Seguo con attenzione la scena
milanese (Zero, De Carlo, Guenzani, Marconi), nel nord est mi piacciono
Perugi a Padova e il Loft a Valdagno. Quest’ultima ha una programmazione
un po’ a “singhiozzo”, magari fa una mostra all’anno, ma colpisce sempre
nel segno. E’ stata la prima galleria a portare in Italia Viktor Man.
Uno dei tuoi ultimi “affari”?
Ho comprato recentemente da Balice Hertling, a Berlino, un bel lavoro di
Kerstin Bratsch, un’artista tedesca che vive a New York. Nei suoi
dipinti oscilla tra astrazione e figurazione, con un sottile spirito
esoterico.
Consigli per gli acquisti?
Non spendo mai grandi cifre… Quando le opere cominciano a costare molto
non le guardo neanche più. Spendo dai 5.000 ai 15.000 dollari: lì si
aggira il mio campo d’azione. Qualche volta ti trattieni e dici:
“aspetta, ferma un attimo, che non posso sempre avere i soldi in mano”.
Mi diverte di più comprare artisti emergenti: non tanto per la ricerca
sul “giovane” fine a se stessa, ma per il fascino di scommettere su un
artista e capire se ci ho visto bene.
Qualche anno fa, senza sforare dal budget che vi ho detto, ho preso 2
quadri di Tal R da Contemporary Fine Art. Due metri per due. E ora
valgono un bel po’ di più.
Facciamo un po’ di scouting… Un paio di nomi su cui puntare?
Josh Smith, artista di Saatchi che ha partecipato recentemente alla
Biennale di Lione e a una collettiva da De Carlo: il suo lavoro è al
crocevia tra discipline e media differenti e comprende libri d'artista,
musica elettronica, fotocopie e litografie su tela, dipinti che alludono
ironicamente ai "maestri" del diciottesimo e diciannovesimo secolo, come
Picasso e Van Gogh. Un eclettismo che mi ricorda gli anni di Fluxus.
Un'altra “rivelazione” è Gedi Sibony che assembla differenti materiali e
oggetti di recupero in modo solo apparentemente casuale; c’è in realtà
uno studio attento dei meccanismi della percezione. Le sue sculture
sembrano nascere da un movimento “congelato” e comunicano un senso di
equilibrio precario.
L’arte è una passione o un investimento?
Compro per passione, fare speculazione m’interessa poco. Mi sembra falso
comunque dire che l’aspetto economico non conta. Al giorno d’oggi è
considerato il parametro più importante. L’unica modo per capire se hai
visto giusto è il prezzo.
Anche la passione alle volte si spegne. Ti sarà capitato di liberarti
di qualche opera… Mai avuto ripensamenti?
In effetti sì, me ne sono sempre pentito! Rimpiango una ceramica di
Fontana che ho venduto qualche anno fa…
Descrivici la tua collezione. C’è un fil rouge che lega le opere che
hai acquistato nel corso del tempo?
Non c’è un vero e proprio filo conduttore però l’esperienza di Fluxus,
mi ha “segnato”. Mi ha lasciato un’apertura verso diversi media e una
certa predilezione per le opere con un’anima “concettuale”. Prendi Mona
Hatoum: del suo lavoro mi interessa molto più l’aspetto simbolico che le
peculiarità tecniche.
Dove si trova la tua collezione?
La mia collezione si trova a casa, in ufficio, qualcosa è dai miei
figli. Mi piace condividere le opere d’arte in un ambito familiare.
Abbiamo saputo che spesso fai acquisti “in società”…
Sì, con Giovanni Lora, che è un amico che ho trascinato in anni recenti
nel “vizio” del collezionismo. Poi c’è anche un terzo amico col quale
però si compra assieme più che altro per avere degli sconti nelle
gallerie o in fiera. Mentre con Giovanni ho diverse opere in
comproprietà: Sibony, Smith, Manetas…
A Torino il “lobbying” tra collezionisti ha portato alla nascita
dello spazio espositivo Barriera. Avete mai pensato con i tuoi amici a
qualcosa di simile nel nord est?
Il problema è che i costi di gestione sono molto alti. Magari in un
futuro, se arrivasse un quarto socio… Per ora ci muoviamo con prudenza.
Quanti pezzi hai in collezione?
Sinceramente, non lo so. Mi fa un po’ sorridere quando qualche amico mi
dice “Ho 300 pezzi”. A me non è mai interessato troppo sapere quante
opere ho. Inoltre molti pezzi della mia collezione sono opere su carta,
che solo recentemente hanno iniziato ad essere “quotate”… fino a prima
quasi non le mettevo in conto. Per esempio un disegno di Francis Alys
comprato diversi anni fa, o le partiture di Fluxus...
Per lo stesso motivo, attualmente, non mi è possibile quantificare il
valore della mia collezione. Però devo dire che mi piacerebbe
conoscerlo…
[pubblicato su NEXT MAG #1 febbraio-marzo 2008]
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