| |
Riccardo
Baruzzi
Hovel
La nuova era di Vulcano. Tra ornamento e utopia.
di Luca Vona
Nell’opera di Riccardo Baruzzi il senso della crisi
si manifesta in modo ambivalente. Da un lato ci sono le baracche, i
tuguri, le roulotte, a segnalare la precarietà e la catastrofe; fanno
da contraltare i dipinti ricalcati sui quadretti nel salotto della
nonna; e poi c’è una fusione di collage, bricolage e vintage, nei
dischi di vinile personalizzati con gli sticker, nella pittura su
tavola che riprende il formato degli slipmat e nel Simpaticissimo
Music Stereo Center, impiegato dall’artista per i suoi
dj-set. E’ una metafora dell’attuale democratizzazione dell’arte (da
non confondere con l’estetizzazione diffusa) e del venire alla ribalta
dei pro-am (professional amateur), classe
trasversale di creativi part-time individuata dal sociologo Charles
Leadbeater. Dilettanti d’alto livello, ma non eruditi da salotto ancien
régime, i
pro-am hanno dalla loro parte le nuove tecnologie (diffuse
in modo capillare e con costi decisamente abbattuti), una discreta
sicurezza economica (ogni
pro-am vive di un secondo lavoro), il proprio tempo libero e
quella spensierata assenza di vincoli di chi sta coltivando un hobby.
Baruzzi sceglie di recitare proprio la
parte del “pittore della domenica”, per celebrare il fascino
crepuscolare delle piccole cose, la bellezza che si nasconde nella
ferialità dell’esistenza; si lascia quindi possedere da una smania
decorativa, ma poi - elevando il tono - annuncia l’apocalisse e il suo
superamento, classifica le unità abitative dell’umanità che sta per
risorgere sulle rovine.
L’itinerario creativo di Baruzzi si muove lungo il
crinale che separa l’utopia dall’ornamento, da un desiderio di
schiettezza e moderazione, riconducibile alla pittura New Folk di
ascendenza statunitense. Jules de Balincourt, Ridley Howard, Jockum
Nordstrom, Amy Cutler, hanno testimoniato il definitivo abbandono degli
ideali delle avanguardie, in realtà già trascinati via dal crollo delle
ideologie negli anni Novanta. Un passaggio favorito dalla diffidenza
nei confronti del clima di tensione che ha fatto seguito alla guerra al
terrorismo internazionale. Gia il Biedermeier - al di là della
connotazione negativa assunta con l’affermarsi degli ideali
rivoluzionari del 1848 - si affermò come espressione di limpidezza,
cordialità e ideali domestici, in una società che manifestava un
bisogno diffuso di tranquillità dopo i burrascosi avvenimenti dell’età
napoleonica. Nella rivitalizzazione del folk il ricercatore del MIT
Henry Jenkins ha individuato una delle più grandi trasformazioni del
ventunesimo secolo. Si tratta del formarsi di una classe sociale
trasversale, animata da un forte ethos creativo e
caratterizzata dall’elevato consumo di beni legati alla cultura. La
tradizione degli amateur, colti e appassionati, ha
radici antiche, soprattutto per quanto riguarda le arti figurative e le
discipline umanistiche in generale: basta ricordare l’episodio del
pittore Giovan Battista Paggi, che sul finire del Cinquecento, dovendo
rispondere del mancato apprendistato davanti alle autorità corporative,
si dichiarava in tutta tranquillità autodidatta, facendo fieramente
leva sulla propria autonomia intellettuale. “Quest’arte si
può imparare benissimo senza maestro”
spiegava “consistendo il suo studio prima sulla teorica, la
quale per la più parte deriva dalla matematica, dalla geometria,
dall’aritmetica, dalla filosofia e da altre nobilissime discipline, le
quali su i libri s’apprendono”. Il resto, secondo lui, non è
che osservazione e pratica. Si pensi anche a un ambito di studi
relativamente giovane come la Storia dell’Arte, inizialmente inteso e
praticato come una sorta di “serio” passatempo per persone dotate d’una
certa istruzione e sensibilità.
I dipinti, le sculture, le installazioni di
Riccardo Baruzzi manifestano il tentativo di ri-addomesticare il mondo
dopo il diluvio, una “volontà di maschera” (Kunstwollen) che ora
nasconde ora dischiude la crisi della civiltà di cui siamo parte. Le
immagini di abitazioni rudimentali e i “quadretti” che rimandano al
salotto piccolo-borghese, pur nella distanza che li separa sul piano
iconografico, manifestano dal punto di vista iconologico le due faccie
di una stessa medaglia: la tormentata ricerca di un focolare. Nel suo
trattato De architectura
Vitruvio immagina le abitazioni primitive, costruite con tronchi
d’albero non squadrati e strumenti rudimentali. Lo scrittore romano si
riallacciava al De rerum natura di Lucrezio e, più
indietro, alla mito greco di Vulcano. Quest’ultimo, Dio del Fuoco e
Maestro dell’Umanità, “insegnò arti gloriose agli uomini della terra,
che prima vivevano nelle caverne come bestie selvaggie” (Omero). E’
intorno al fuoco che si viene a costituire l’ordine sociale: la
capacità di domarlo e tenerlo in vita porta all’invenzione del
linguaggio, dettata dalla necessità di mutua comprensione degli uomini
radunati intorno ad esso, di qui la fondazione della vita familiare,
l’elevazione di alloggi permanenti e lo sviluppo delle arti e dei
mestieri (grazie all’osservazione dei processi naturali di fusione).
Come ha notato Panofsky, analizzando due cicli pittorici vulcaniani di
Piero di Cosimo (1461-1521), l’interesse per il primitivismo
architettonico attraversa l’intero Rinascimento ed è attestato dalle
xilografie che illustrano numerosi trattati coevi. Si tratta della
traduzione in immagini di una dottrina proto-positivista che
nell’antichità trovò espressione in un ramo particolare
dell’evoluzionismo epicureo. Lo sviluppo dell’umanità è concepito non
in termini di creazione e controllo divino, ma è attribuito alle innate
facoltà e talenti della razza, nonché alle forze universali della
natura. Il primo passo verso l’abbandono dello stato di bestialità, per
la costruzione (o ricostruzione) della vita civile si ha quando l’uomo
apprende l’abitare, inteso heideggerianamente come
“prendersi cura” di uno spazio che diviene “casa” e nel quale è
possibile riconoscersi.
Luca Vona
Riccardo Baruzzi
"Hovel"
a cura di Luca Vona
con la collaborazione di Elenqa Ientile
un ringraziamento speciale a Mariacristina Bastante per i suggerimenti
storico-artistici e bibliografici
inaugurazione 25 gennaio, ore 19
25 gennaio - 22 marzo 2008
Agenzia04
Via Giovanni Brugnoli, 19
40122 Bologna
tel/fax +39 0516490104
info@agenzia04.com
www.agenzia04.com
dal martedì al sabato 15-19 o su appuntamento

altre immagini
back
|